Demografia
Anche la Cina deve risolverne il problema
Cina, Cina, sempre Cina. Non si parla d’altro e in ogni campo.
Una vera potenza
globale. Statisticamente si oscilla nell’attribuire a questo Paese il primo o
il secondo a livello economico, e sicuramente, dopo Russia e Stati Uniti
d’America, la Cina segue a livello militare. I suoi record in campo
tecnologico, produttivo, anche qualitativo ormai non si contano, quindi può
sembrare fuori luogo parlare di declino cinese, ma la realtà dei numeri (sempre
della statistica) non lasciano dubbi in proposito: La Repubblica Popolare
Cinese, sta superando il picco del suo “dominio economico” globale. Ciò è
dovuto all’annosa questione demografica Cinese. Siamo abituati a parlare della
Cina credendo nella continua crescita della sua popolazione, ma nulla è più
lontano dalla verità. Questa potenza, nell'arco di un decennio, comincerà a
rallentare la sua crescita ed il suo sviluppo, e ad interromperla del tutto!
Fu lui nel 1979, a
introdurre un rigido programma demografico con la politica del "figlio
unico".
La soluzione magica
purtroppo non esiste, ma ci sono dei modelli differenti seguiti dai vari Paesi
nel mondo per mitigare il problema della scarsa natalità.
In Europa invece di
investire sulle famiglie ed i servizi, per creare un terreno facilitato dove
poi giocare la partita dell’aumento demografico autoctono, s’è preferito spalancare
le porte permettendo immigrazioni bibliche. Un percorso decisamente complesso,
negativo anche, dove si riduce drasticamente la qualità del capitale umano
(livello di istruzione, competenze, struttura sociale) per generare conflitti
sociali interni ad ogni Paese.
La differenza
principale tra la Cina e il Giappone risiede nel fatto che quest'ultimo è uno
Stato unitario (un’isola per giunta) abitata da un'etnia titolare unica. La
Cina invece, storicamente è stato ed è ancora un impero che comprende 56 diverse
etnie, la principale delle quali è quella Han. La sociologia ufficiale dello
Stato cinese, afferma che il 90% della popolazione è di etnia Han. Tuttavia la
verità è assai più complessa e diversa. Se si mette un cinese Han del sud
accanto a uno del nord, pur essendo i rappresentanti regionali della stessa
etnia, costoro non riusciranno probabilmente nemmeno a comunicare nella lingua
ufficiale (il mandarino), poiché la loro pronuncia sugli stessi ideogrammi
differirà enormemente. In altre parole, parleranno due dialetti cinesi “ufficiali”
diversi.
Si prevede quindi
che con il progressivo impoverimento della centralità dello Stato, all’interno della
Repubblica Popolare Cinese, le varie questioni nazionali (oggi circoscritte a
particolari zone molto periferiche) cominceranno a inasprirsi, facendo nascere conflitti
sociali interni e forze centrifughe indipendentiste. È un dato di fatto, e del
resto, storicamente, i cinesi erano assai portati a disordini e a guerre
civili, che nel paese duravano decenni.
Sarà quindi
interessante vedere nei prossimi anni quali saranno i correttivi che
necessariamente dovranno essere presi dalla repubblica Popolare Cinese per
tentare di mitigare questo difficile problema, ma sicuramente assisteremo
all’arresto della marcia di questo popolo.
Con una previsione simile,
anche la questione di Taiwan perde di importanza, e potrebbe essere già troppo
tardi una sua riunificazione, visto che presto, potrebbero cominciare a
presentarsi i primi sintomi di questa parabola decadente.
In questo contesto,
lo scontro militare con gli Stati Uniti d’America (altro impero morente) per il
dominio globale, avrà più o meno la possibilità di verificarsi?
Alberto Conterio - 16.07.2026


